È sempre più vicino il 26 maggio, giorno in cui saremo chiamati ad esprimere la nostra preferenza riguardo le elezioni europee. La sfida si fa accesa e la scorsa settimana, attraverso le parole del capogruppo del movimento Luigi Di Maio, i cinque stelle hanno fatto del salario minimo il loro nuovo cavallo di battaglia.

Sono quasi tre milioni i lavoratori che sono inquadrati nei livelli più bassi dei contratti nazionali e che, avendo paghe orarie lorde inferiori a 9 euro, potrebbero beneficiare di aumenti legati al provvedimento sul salario minimo. La misura andrebbe a interessare diverse categorie di lavoratori: dai cuochi ai saldatori, dalle guardie giurate ai barman, dagli autisti ai magazzinieri fino ai giardinieri e ai camerieri.

I primi dati disponibili del 2019, forniti dall’Istat, ci dicono che complessivamente, nei primi tre mesi dell’anno la retribuzione oraria media è cresciuta dell’1,6% rispetto al corrispondente periodo del 2018.

Con riferimento ai principali macrosettori, a marzo le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,8% per i dipendenti del settore privato (+1,1% nell’industria e +0,4% nei servizi privati) e del 3,4% per quelli della pubblica amministrazione.

I settori invece che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: attività dei vigili del fuoco (+10,3%); scuola e regioni e autonomie locali (entrambi +3,7%). Si registrano variazioni nulle nel comparto delle funzioni centrali, nelle farmacie private e nel commercio.