Nell’accezione classica del termine, una cooperativa si preoccupa in via prioritaria di soddisfare i bisogni di specifici gruppi all’interno di una società, spesso individuati sulla base delle funzioni economiche svolte (lavoratori, consumatori, ecc.). Diversamente, le cooperative di comunità che si stanno diffondendo in varie parti del mondo sono il punto di arrivo di un’evoluzione che ha visto il progressivo spostamento del baricentro degli interessi verso una intera società nel suo complesso.

Vediamone degli esempi: imprese che offrono servizi alla persona, ricreativi, sportivi o all’infanzia, destinati ai residenti di una determinata area, attraverso la gestione di negozi, bar, ristoranti, centri sportivi ed altro. Una diversa categoria di cooperative di comunità è quella delle community finance society del Regno Unito, la cui attività consiste nel raccogliere fondi e finanziare progetti a beneficio della comunità locale. Una terza categoria è quella delle cooperative nel campo dell’energia.

Una classe molto differenziata quindi. Di qui la richiesta di formalizzare una definizione di cooperative di comunità, che prescinda da un approccio puramente nominalistico (la presenza o meno del termine “comunità” nella denominazione), del tutto inadeguato. L’identificazione di elementi caratteristici di questa classe permetterebbe di stabilire criteri discriminatori cui riportarsi di volta in volta, vista l’impossibilità di descriverla per elencazione.

Indipendentemente dalle caratteristiche particolari che possono assumere, il filo conduttore che unisce le cooperative di comunità è il legame con una comunità. In linea di principio, dietro ogni cooperativa c’è una comunità, come lo sono i soci lavoratori, ma questo non implica che tutte le cooperative siano di comunità.

Quando si parla di comunità, non si intende un qualunque gruppo di persone con interessi affini, bensì una comunità di “residenti all’interno di un territorio”, il cui interesse per il servizio nasce dal fatto che essi vivono in quel luogo, e non da particolari bisogni professionali o sociali. La caratteristica discriminante è quindi la “cittadinanza” come requisito qualificante del socio della cooperativa, e questo implica un sostanziale cambiamento di orizzonte per la stessa impresa: il servizio offerto, il “bene di comunità”, non ha più il fine di rispondere ai bisogni di un gruppo sociale ristretto come, ad esempio, un gruppo di lavoratori, bensì è di interesse generale per tutti i cittadini del territorio servito, indipendentemente dal loro status professionale o sociale, e cessa con il trasferimento ad altro luogo.

La fornitura di un bene di comunità non è però sufficiente a caratterizzare una cooperativa di comunità. Consideriamo una cooperativa che ammetta solo i propri lavoratori come soci, come sono le cooperative di lavoro: la titolarità d’impresa sarebbe condizionata alla qualifica professionale e di fatto non aperta a tutti i membri della comunità, non sarebbe quindi un cooperativa di comunità. Al contrario lo sono quelle cooperative elettriche storiche che avevano come soci i propri clienti, qualità posseduta da tutti i residenti. Se nelle cooperative di lavoro il requisito necessario per essere soci è lavorare nella cooperativa, in una cooperativa di comunità, lo è l’essere residente in un territorio dove il bene è disponibile.

È importante notare che l’interesse non richiede l’uso effettivo: una persona può essere interessata, anche se al momento non sta utilizzando il bene, semplicemente perché potrebbe averne bisogno in futuro. Quindi Identificare come cooperative di comunità solo le organizzazioni in cui tutti i membri della comunità di riferimento abbiano lo status di soci (i clienti ed i soci coincidono) sarebbe eccessivamente restrittivo. Esse devono potenzialmente includere un’intera comunità. Cioè a tutti coloro che sono potenzialmente o attualmente interessati al bene fornito dalla cooperativa di comunità deve essere permesso di diventare soci, come richiesto dal principio della “porta aperta” come in una cooperativa di lavoro. In più, quando vi sono clienti non soci, lo scambio con questi non deve essere soggetto a restrizioni. Una cooperativa che offre un bene di comunità selettivamente ed esclude alcuni membri della comunità non può essere una cooperativa di comunità.